Trust liquidatori e imposte sui trasferimenti

Commento a Corte Cassazione n. 5766 del 3/3/2020 - di Francesca Ferrari


1. Il caso


La Corte di Cassazione nella recente ordinanza del 3 marzo 2020 n. 5766 torna ad occuparsi del regime impositivo applicabile, ai fini delle imposte indirette, agli atti di istituzione e di dotazione del trust. In particolare, viene preso in considerazione il trattamento fiscale da applicare al c.d. trust liquidatorio, ossia quello istituito dal disponente al fine di soddisfare i propri creditori. La Suprema Corte chiarisce che in questa particolare tipologia di trust è in linea teorica possibile individuare, sin dal momento della sua istituzione, un trasferimento definitivo di beni e/o diritti dal trustee al beneficiario, sebbene lo escluda nella specifica fattispecie. Due società Alfa e Beta avevano istituito due diversi trust al fine di liquidare i propri creditori, ciascuna segregando in trust il proprio intero patrimonio sociale. Entrambi gli atti di dotazione erano stati assoggettati ad imposta ipotecaria e catastale in misura fissa. L’Agenzia delle Entrate aveva proceduto ad emettere avviso di rettifica e liquidazione applicando detti tributi in misura proporzionale. Inoltre, soltanto con riferimento al secondo atto di dotazione di trust, l’Amministrazione finanziaria aveva liquidato anche l’imposta di donazione con aliquota dell’8%. In seguito, uno dei due trust veniva sciolto, con conseguente riattribuzione dei beni del trust fund alla società disponente ed applicazione all’atto delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa. Anche in questo caso, l’Agenzia riteneva che tali imposte dovessero essere applicate in misura proporzionale. La Commissione Tributaria Provinciale di Milano e la Commissione Tributaria Regionale Lombardia accoglievano i ricorsi presentati dai contribuenti. L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione.

2. Il regime tributario del trust liquidatorio nella nuova giurisprudenza di legittimità

La Suprema Corte ribadisce ulteriormente, in questa sede, l’orientamento ormai consolidato di considerare – in linea di principio – fiscalmente neutri sia l’atto di istituzione che l’atto di dotazione patrimoniale del trust, essendo questi ultimi funzionali esclusivamente alla creazione e all’attuazione del vincolo di destinazione; il trasferimento effettivo di ricchezza è rinvenibile soltanto nel momento dell’attribuzione finale al beneficiario (Cass. 16699/2019; Cass. 16701/2019; Cass. 16702/2019; Cass. 16703/2019; Cass. 16704/2019). Tale trasferimento è espressivo, da un lato, della capacità contributiva richiesta ex art. 53 Cost e, dall’altro, costituisce anche il presupposto impositivo ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni (Cass. 19167/2019). A tale regola generale, la Corte introduce però un’eccezione, già delineata in passato. Si tratta di quella che è stata definita in dottrina la “terza via” interpretativa in materia di trust, secondo la quale l’atto istitutivo di trust deve essere assoggettato ad imposizione proporzionale (nei tributi sui trasferimenti) laddove si verifichi, sin dal principio, “un trasferimento definitivo di beni e diritti dal trustee al beneficiario” (Cass. 31445/2018). Tale eccezione è concretamente riscontrabile, secondo la Suprema Corte, nell’ipotesi di trust liquidatorio. In questa tipologia di trust, infatti, è possibile rinvenire la volontà del disponente di attribuire in maniera definitiva al trustee determinati beni e/o diritti, nonostante gli stessi abbiano come fine ultimo l’arricchimento patrimoniale dei beneficiari - creditori. In altre parole, laddove si possa configurare una situazione come quella appena descritta, il vincolo di destinazione creato con l’istituzione e/o l’atto di dotazione del trust assumerà un rilievo autonomo a fini impositivi (Cass. 13626/2018). Diversamente, l’atto di istituzione e/o dotazione del trust continuerà ad essere soggetto ad imposta di registro in misura fissa laddove siano previsti più beneficiari e non si possa – per l’esistenza di determinate condizioni relative al loro soddisfacimento – determinare sin dal principio quali soggetti saranno realmente interessati dall’attribuzione finale e non sia esclusa la possibilità di un rientro dei beni nella disponibilità del disponente una volta esaurito lo scopo del trust. Secondo la Corte, nella pronuncia in commento, la fattispecie esaminata rientra tra queste ultime ipotesi.

3. Considerazioni conclusive

L’ordinanza in commento se, per un verso, conferma il condivisibile orientamento della Corte nel senso della generale irrilevanza della istituzione e dotazione del trust ai fini della tassazione proporzionale, per altro verso prospetta una eccezione relativamente ai trust liquidatori che non appare realmente coerente. Infatti, è bene notare come non sia possibile individuare né uno spirito di liberalità nella istituzione e dotazione di un trust liquidatorio né tantomeno una volontà di arricchimento in capo ai beneficiari dello stesso. Il trust liquidatorio si connota, infatti, per la sua natura onerosa (Cass. civ. 13388/2018), da individuarsi nel sacrificio patrimoniale che subisce il disponente al fine però di soddisfare sue pregresse situazioni debitorie a favore dei beneficiari creditori. Perplessità sorgono anche in relazione al requisito – da verificare – del trasferimento definitivo al trustee nel caso del trust liquidatorio. Infatti, con riferimento a questa tipologia di trust, dovrebbe risultare più semplice che nelle altre ipotesi individuare un trasferimento soltanto temporaneo in capo al trustee. In questo senso volge anche la considerazione per cui il trust liquidatorio si configura come un trust di scopo. Pertanto, una volta esaurito lo fine ultimo perseguito (ovvero la soddisfazione dei propri creditori), è sempre possibile che il trust venga sciolto e i beni e/o diritti confluiscano nuovamente nel patrimonio del disponente.


Francesca Ferrari - LL.M. in International Business Tax Law

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