Trasferimenti immobiliari di coniugi separandi a favore dei figli

Aggiornato il: 28 gen 2019

Commento a Cassazione n. 31603 del 6/12/2018 - di Elisabetta Smaniotto



1. Il caso concreto


La Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere in merito al perimetro di applicazione del regime di esenzione posto nell’articolo 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74, secondo cui «sono esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa» «[t]utti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli articoli 5 e 6 della legge 1° dicembre 1970, n. 898».

Nel caso concreto si discuteva della tassazione da applicare ad un atto di «trasferimento» del diritto di «nuda proprietà di alcuni immobili» effettuato dai genitori separandi in favore del figlio, in adempimento degli accordi propedeutici alla separazione, che il notaio rogante aveva registrato applicando il trattamento agevolato di cui all’art. 19 della L. n. 74 del 1987.

L’Ufficio aveva quindi notificato un avviso di liquidazione volto al recupero dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale, argomentando le proprie pretese sull’impossibilità di applicare, nel caso in esame, il citato articolo 19, «fruibile» solo «per gli atti posti in essere in attuazione degli obblighi conseguenti agli accordi di separazione dei coniugi, e non in relazione agli accordi presi in occasione della separazione dei coniugi». In sostanza, l’Agenzia delle Entrate aveva contestato il regime di favore applicato al trasferimento de quo poiché non era stato debitamente considerato che «esso non era conseguenza diretta dell’avvenuto scioglimento della comunione legale tra i coniugi, ma integrava un mero atto di liberalità» dei genitori «in favore del figlio, solo occasionalmente generato dalla separazione personale tra i coniugi e formalizzato nella sentenza divorzile».

Dichiarando inammissibile il ricorso per mancata ottemperanza al principio di autosufficienza del ricorso medesimo, in conferma della decisione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (sentenza n. 46/11/13 del 12 marzo 2013), la Suprema Corte ha osservato che esso non riportava «nei contenuti essenziali, il testo degli accordi intervenuti tra i coniugi in sede divorzile, e tanto si rendeva vieppiù necessario alla luce del mutamento d’indirizzo della giurisprudenza» di legittimità e del mutato quadro normativo di riferimento, caratterizzato da interventi di cosiddetta «degiurisdizionalizzazione».


2. Il principio di diritto ed i precedenti


Il trattamento agevolato di cui all’articolo 19, l. n. 74/1987 può essere applicato a tutti gli atti volti a definire in maniera non contenziosa la crisi della coppia dovendosi interpretare la norma in senso estensivo e favorevole al contribuente, alla luce della complessiva evoluzione giurisprudenziale e legislativa che si è registrata in materia di accordi assunti tra le parti nell’ambito della definizione della crisi coniugale.

In sostanza, deve ritenersi applicabile la disciplina di cui all’articolo 19 ad ogni atto che trova la propria causa nella separazione o nel divorzio, e non già solo alle attività con cui viene data attuazione agli obblighi sorti in occasione della separazione coniugale.

Siffatta situazione rappresenta il frutto del cambiamento che ha interessato lo scenario delle separazioni, sollecitato dall’«evoluzione del quadro normativo di riferimento caratterizzato da interventi di cosiddetta “degiurisdizionalizzazione”», i quali hanno fortemente valorizzato l'accordo tra le parti nella definizione della crisi coniugale, che ha fatto registrare un sostanziale superamento della distinzione tra «contenuto necessario» (articolo 156, ultimo comma, del Codice Civile e articolo 710 del Codice di Procedura Civile) e «contenuto eventuale» (articolo 1372 del Codice Civile)». Con il procedimento di «degiurisdizionalizzazione» (articolo 12, D.L. 12 settembre 2014 n. 132) «è stato attribuito al consenso tra i coniugi un valore ben più pregnante rispetto a quello che» aveva prima, al punto da riconoscere diritto di cittadinanza al c.d. divorzio consensuale (Cass. 3 febbraio 2016 n. 2111).

Appare opportuno precisare che rientra entro il perimetro del «contenuto necessario» degli accordi in esame, «il consenso reciproco a vivere separati, l'affidamento dei figli, l'assegnazione della casa familiare in funzione del preminente interesse della prole e la previsione di assegno di mantenimento a carico di uno dei coniugi in favore dell'altro, ove ne ricorrano i presupposti». Si tratta di convenzioni rientranti entro i confini del diritto di famiglia, limitative dell’autonomia privata dei coniugi poiché preordinate a tutelare l’interesse superiore della famiglia e della prole.

Appartengono, invece, al «contenuto eventuale» degli accordi, «quei patti che trovano solo occasione nella separazione, trattandosi di accordi patrimoniali del tutto autonomi, che i coniugi concludono in relazione all'instaurazione di un regime di vita separata».

Il contenuto eventuale riguarda quegli aspetti che seppur esulano dagli elementi essenziali della separazione, trovano la loro causa nella crisi coniugale e possono riferirsi anche ad elementi non strettamente patrimoniali, bensì variabili di volta in volta e contraddisti da atipicità, poiché frutto della meritevolezza (ai sensi dell’articolo 1322 del Codice civile) degli interessi che si intendono perseguire in occasione della fase patologica di scioglimento del vincolo coniugale. Da quanto prospettato discende che anche l'atto di trasferimento della proprietà di un immobile dal genitore al figlio può formare parte del contenuto eventuale dell’accordo e anch’esso può fruire dell'esenzione da imposta di registro, ipotecaria e catastale prevista per gli atti relativi al procedimento di separazione o divorzio.

Si può osservare che il tema della natura degli accordi preordinati a risolvere la crisi coniugale, denominati "contratti della crisi coniugale", era stato prima approfondito da una parte della giurisprudenza che li aveva qualificati come contratti tipici, in quanto destinati a definire in modo non contenzioso e risolutivo la crisi coniugale (Cass. 3 febbraio 2016 n. 2111), a prescindere dalla natura del loro contenuto, necessario o eventuale.

Ne consegue di dovere considerare l’articolo 19 in commento come norma avente portata generale, nel senso di poter applicare l’agevolazione anche in ipotesi di trasferimenti eseguiti richiedendo le agevolazioni prima casa (Cass. 28 giugno 2016 n. 13340), oppure, in caso di trasferimento patrimoniale effettuato in favore dei figli nell’ambito di un procedimento di separazione personale dei coniugi (Cass. 28 giugno 2013, n. 16348; Cass. 8 marzo 2013 n. 5924; Cass. 17 febbraio 2016 n. 3110; Comm. trib. prov. Campania Napoli 18 maggio 2011; Cass. 30 maggio 2005 n. 11458. Nel senso che le agevolazioni in parola non spettano nel caso di trasferimenti a favore di terzi: Cass. 17 gennaio 2014 n. 860).

Peraltro, il tema della tassazione cui assoggettare i trasferimenti effettuati a favore dei figli era stato affrontato prima d’ora dalla Corte Costituzionale (10 maggio 1999 n. 154) che aveva dichiarato l’illegittimità dell’articolo 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74 nella parte in cui non estendeva l'esenzione in esso prevista a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi. Secondo i giudici, una simile lacuna violava l’articolo 3 della Costituzione, sia sotto il profilo del principio di uguaglianza, sia sotto il profilo di ragionevolezza, nonchè gli articoli 29, 31 e 53, riferiti rispettivamente ai diritti della famiglia costituzionalmente garantiti e alle misure volte a garantire la formazione della famiglia e l’adempimento dei relativi compiti.

Il tutto con il preciso fine di favorire e agevolare la soluzione della crisi familiare, nell’ottica di tutelare la prole e agevolare l’accesso alla tutela giurisdizionale, trattandosi di un interesse idoneo a giustificare il beneficio fiscale (Corte Costituzionale 11 giugno 2003, n. 202; 15 aprile 1992, n. 176).

Il trattamento di favore di cui all’articolo 19, infatti, risulta preordinato ad «agevolare e promuovere, in breve tempo, una soluzione idonea a garantire l’adempimento delle obbligazioni che gravano sul coniuge non affidatario della prole» (Corte Costituzionale 11 giugno 2003, n. 202).

Si può inoltre osservare che nel complessivo quadro di favore della tassazione degli accordi di separazione si collocano anche taluni provvedimenti di prassi nei quali l’Ufficio delle Entrate ha ritenuto estensibile il regime di esenzione previsto nell’articolo 19, l. n. 74/1987 anche «alle disposizioni patrimoniali in favore dei figli disposte in accordi di separazione e di divorzio, a condizione che il testo dell'accordo omologato dal tribunale, al fine di garantire la certezza del diritto, preveda esplicitamente che l'accordo patrimoniale a beneficio dei figli, contenuto nello stesso, sia elemento funzionale e indispensabile ai fini della risoluzione della crisi coniugale» (Agenzia delle Entrate, circolare n. 18/E del 29 maggio 2013, par. 1.15; circolare n. 27/E del 21 giugno 2012, par. 2.1).


3. Conclusioni


La pronuncia della Corte costituisce una importante conferma del mutato panorama legislativo e giurisdizionale volto ad applicare il trattamento di favore in esame genericamente a tutti gli accordi preordinati a definire la fase di scioglimento del matrimonio.

In conclusione si può osservare che la ratio dell’agevolazione risulta preordinata a facilitare il superamento della fase patologica di scioglimento di un matrimonio e attutire le conseguenze negative di natura patrimoniale che si ripercuotono sulla famiglia, dovendosi così riconoscere carattere di negoziazione globale ai patti volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, a prescindere dall’oggetto del trasferimento (beni immobili o mobili) e a prescindere dal momento cronologico nel quale essi vengono assunti, vale a dire che non si deve trattare necessariamente della fase di attuazione dei patti assunti in occasione della sottoscrizione di accordi di separazione.


Elisabetta Smaniotto

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