Rafforzamento patrimoniale delle imprese

Aggiornato il: giu 13

Art. 26 D.l. n. 34/2020


1. Le tre misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese, in generale.

L’art. 26 contiene i cosiddetti aiuti alla ricapitalizzazione delle imprese, commerciali o industriali[1], di medie dimensioni, intendendosi per tali le imprese, aventi sede legale in Italia[2] e costituite in forma di società di capitali e cooperative[3], che hanno conseguito nel periodo d’imposta 2019 ricavi derivanti da attività tipica[4] compresi tra i 5[5] e i 50 milioni di euro.

Le misure sono articolate come incentivi al rafforzamento patrimoniale delle società che abbiano subito nei mesi di marzo e aprile 2020, a causa dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, una riduzione complessiva dell’ammontare dei ricavi tipici in misura non inferiore al 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tale requisito esclude dalla platea dei soggetti destinatari della misura quelle imprese che non hanno subito una rilevante riduzione del “fatturato di periodo” relativo ai mesi di marzo e aprile 2020, a prescindere dall’effettivo incasso dei ricavi relativi ai mesi di competenza.

La norma prevede tre misure di incentivo rivolte tanto, direttamente, in favore della società (successive lettere A e C) quanto, indirettamente, in favore dei soci della stessa (lettera B).

La condizione generale a cui sono sottoposte tutte e tre le misure di incentivo è che la società deliberi, esegua e consegua per intero[6], entro il 31 dicembre 2020, un aumento di capitale a pagamento, di qualunque importo[7].

Le misure consistono:

A. In un credito d’imposta per la società, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto al lordo della perdita (comma 8);

B. In un credito d’imposta per le persone, fisiche e giuridiche[8], che effettuano conferimenti in denaro, pari al 20% dell’importo sottoscritto, fino a un massimo di 400.000 euro (comma 4);

C. Nell’istituzione del “Fondo Patrimonio PMI”, gestito da Invitalia, finalizzato a sottoscrivere, entro il 31 dicembre 2020, strumenti finanziari (obbligazioni o titoli di debito di nuova emissione), sul rimborso dei quali, al ricorrere di alcune condizioni, possono essere accordate riduzioni (commi 12- 16).

L'efficacia di tutte le misure previste dalla norma è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea, ai sensi della normativa sugli aiuti di stato di cui all’art. 108, par. 3 TFUE, in mancanza della quale è preclusa l’esecuzione delle misure progettate.

La necessità di rispettare i vincoli posti dalla normativa comunitaria in tema di aiuti di stato - e quindi in primo luogo la disciplina generale posta dall’art. 107 par. 3 TFUE, e in secondo luogo la normativa speciale di cui alla Comunicazione della Commissione recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19”[9]- ha condotto alla formulazione del comma 20, norma di complessa interpretazione la quale stabilisce i limiti massimi di fruizione dei benefici in esame per ciascuna impresa.

Il comma 20 dispone che l'importo complessivo lordo delle misure sub A) e B), considerando cumulativamente il credito di imposta in favore della società e dei soci, non possa eccedere per ciascuna società l'ammontare di 800.000 euro[10].

La misura sub C) è viceversa esclusa dal computo del limite massimo di 800.000 euro per impresa[11].

La norma in esame impone alla società una rilevante assunzione di responsabilità in relazione al rispetto dei limiti posti dalla normativa europea, poiché richiede, prima, che la società ottenga dai soci conferenti l'attestazione della misura dell'incentivo (lett. B) di cui hanno usufruito, e, poi, che la stessa società presenti una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con la quale il legale rappresentante attesta, sotto la propria responsabilità, che i due crediti di imposta (A e B), sommati con le misure di aiuto, da qualunque soggetto erogate, di cui la società ha beneficiato, ai sensi del paragrafo 3.1 della citata Comunicazione della Commissione europea, non superano i limiti suddetti, dichiarando, altresì, di essere consapevole che l'aiuto eccedente detti limiti è da ritenersi percepito indebitamente e oggetto di recupero ai sensi della disciplina dell'Unione europea.

Al contempo, per poter fruire dell'agevolazione sub B) il socio conferente deve ottenere dalla società conferitaria una certificazione in cui la stessa attesti di non aver superato il limite dell'importo complessivo agevolabile di cui al comma 20 ovvero, se superato, l'importo per il quale spetta il credito d'imposta.

Per comprendere come possa e debba avvenire la ripartizione del credito di imposta tra la società e i soci al fine del rispetto del limite di euro 800.000, è necessario attendere l’emanazione del decreto del MEF, da adottarsi entro il 18 giugno 2020, che stabilirà i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione dei crediti d'imposta, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa complessivo massimo di 2 miliardi di euro per l'anno 2021 stabilito dal comma 11.

2. Il credito d’imposta per la società (commi 8-9) e per il socio (commi 4-5), in particolare.

La prima misura in commento riconosce alla società che delibera l’aumento di capitale a pagamento, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto al lordo delle perdite, fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale deliberato e comunque nei limiti previsti dal citato comma 20.

Poiché la relazione illustrativa precisa che le perdite cui fa riferimento la norma sono quelle civilistiche riferite all’esercizio 2020, non dovrebbero potersi computare le perdite degli esercizi precedenti portate a nuovo.

La distribuzione da parte della società di riserve di qualsiasi tipo, prima del 1° gennaio 2024, comporta decadenza dal beneficio di cui alla lettera B) e l’obbligo della società stessa di restituire l’ammontare detratto, unitamente agli interessi legali, senza previsione di sanzioni.

E’ certamente utile interrogarsi sul significato da attribuire all’espressione «distribuzione di riserve di qualsiasi tipo»: l’ampiezza della formula utilizzata induce a ritenere che anche le distribuzioni di riserve preesistenti all’esercizio 2020, come anche gli acquisti di azioni o quote proprie effettuati con utilizzo di riserve disponibili, possano essere causa di decadenza.

Viceversa, pare corretto, in linea di principio, ritenere che la distribuzione di utili dell’esercizio 2020 e dei successivi esercizi 2021, 2022 e 2023 non comporti decadenza in capo alla società, come anche gli acquisti di azioni o quote proprie effettuati con utilizzo di utili non distribuiti.

La norma non include espressamente la riduzione volontaria del capitale sociale tra le cause di decadenza, ma sembra corretto ritenere che a maggior ragione tale operazione, in qualunque forma operata (e cioè tanto mediante rimborso del capitale, in denaro o con assegnazione in natura, quanto mediante liberazione dei soci dall’obbligo dei versamenti dovuti), possa ugualmente comportare decadenza dall’agevolazione, per identità di ratio e comunque in ottica antielusiva.

Sempre in ottica antielusiva è quantomeno corretto porsi il dubbio della legittimità di eventuali operazioni “distributive”, quali ad es. riduzioni volontarie del capitale sociale, compiute, nel corso dell’anno, prima della deliberazione (o dell’esecuzione) dell’aumento di capitale.

La seconda misura consiste nel riconoscimento di un credito d’imposta pari al 20% in capo al conferente (dunque già socio o nuovo socio) per i conferimenti in denaro effettuati in esecuzione dell’aumento del capitale sociale.

Sembra corretto ritenere che siano incluse nell’agevolazione in esame non solo le somme versate a copertura del valore nominale delle azioni o quote, ma anche quelle versate a titolo di sovrapprezzo[12].

L’investimento massimo del conferimento in denaro sul quale calcolare il credito d’imposta del socio non può eccedere euro 2.000.000. Pertanto, il credito d’imposta massimo a beneficio del socio ammonta ad euro 400.000 (20% di 2.000.000).

Il (solo) credito d’imposta in favore dei soci (lett. B) impone l’effettuazione di un conferimento in denaro, dovendosi pertanto escludere dall’ambito dell’agevolazione i conferimenti di crediti o in natura, cosi come i conferimenti d’opera nelle srl: pertanto, in caso di aumento con conferimento di beni diversi dal denaro, la sola società (e non anche il socio conferente) avrà diritto al credito di imposta.

La versione definitiva della norma precisa, rispetto alle versioni precedentemente circolate, che i conferimenti agevolabili possono essere effettuati anche in più società.

Sorge pertanto il dubbio se tale importo massimo per ciascun soggetto conferente valga per ciascuna società o se debba, al contrario, essere considerato come limite massimo complessivo, dunque a prescindere dal numero di società nelle quali il singolo conferente effettua apporti.

Un profilo di dubbio, di specifico interesse notarile, sorge in relazione all’utilizzabilità della compensazione, legale o volontaria, quale mezzo di adempimento dell’obbligo di conferimento in capo al socio che sottoscrive l’aumento.

Occorre inoltre domandarsi possa avere una qualche rilevanza la natura del credito che il socio intende opporre in compensazione, e se cioè sia il caso di distinguere tra compensazione di crediti pecuniari e compensazione con crediti sorti da una prestazione di natura non finanziaria (ad es., la vendita di un bene alla società).

Un argomento a favore dell’interpretazione più permissiva potrebbe essere tratto dalla disciplina in tema di ACE[13], ed in particolare dall’art. 5 c. 2 lett. a) del DM 3 agosto 2017, attuativo della disciplina predetta, il quale considera la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale come un vero e proprio “conferimento in denaro”, senza nulla precisare in relazione alla natura del credito.

La natura eccezionale delle norme di agevolazione, e la conseguente impossibilità di applicazione analogica, impone tuttavia estrema cautela nell’interpretazione, a maggior ragione in mancanza di attuazione e di prassi.

Un dubbio del tutto analogo sorge in relazione alla conversione di obbligazioni: tale fattispecie è stata ritenuta “analoga al conferimento in denaro” dalla prassi (Circ. AE n. 12 del 23 maggio 2014) in tema di ACE, dalla quale potrebbero trarsi elementi favorevoli – ferma la necessaria cautela - ad un interpretazione che ritenesse tale fattispecie ricompresa nell’ambito delle operazioni che consentono al socio l’accesso alla misura del credito di imposta, purchè, si intende, la conversione sia effettuata entro il 31/12/2020 (e, verosimilmente, purchè la delibera di emissione del prestito obbligazionario convertibile sia assunta dopo il 19 maggio 2020).

Il comma 5 dispone che la partecipazione “riveniente dal conferimento” deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023.

E’ pertanto radicalmente esclusa ogni possibilità di cessione, a qualsiasi titolo, delle partecipazioni sociali ottenute dal socio a fronte del conferimento.

Viceversa, stante il tenore letterale della norma, sembra corretto ritenere che la cessione delle partecipazioni possedute dal socio prima del conferimento agevolato, o meglio, la cessione di partecipazioni in misura pari a quella posseduta prima dell’aumento, non possa determinare decadenza dal credito di imposta in capo al socio.

Analogamente a quanto disposto in tema di decadenza dal credito d’imposta della società, la distribuzione da parte della società di riserve, di qualsiasi tipo, prima del 31 dicembre 2023, comporta la decadenza in capo al socio dal beneficio di cui alla lettera A) e identico obbligo restitutorio.

In relazione a questa seconda fattispecie di decadenza non può tuttavia non rilevarsi come la stessa si verifichi in capo ad un soggetto (il conferente) per fatto “altrui”, posto in essere da un soggetto diverso (la società), sulla cui volontà il socio potrebbe avere un potere di incidenza non determinante o addirittura scarso o nullo (es. il socio di minoranza o al socio titolare di una partecipazione irrisoria).

In altri termini, il socio di minoranza, che peraltro non può disinvestire fino al 31.12.2013, potrebbe in effetti subire dirette conseguenze svantaggiose, nel suo patrimonio, ad opera della volontà della maggioranza.

E’ evidente come questa circostanza, in alcuni casi, potrebbe complicare non di poco i rapporti all’interno della compagine sociale.

Il credito d’imposta sarà utilizzabile dal socio nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2020 e in quelle successive fino a quando non se ne conclude l’utilizzo, senza limiti temporali.

Il credito d’imposta sarà inoltre utilizzabile dal socio (lettera B) e dalla società (lettera A), a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione 2020, anche in compensazione dell’IVA, dell’IRAP e dell’addizionale regionale all'imposta sul reddito, dei contributi previdenziali, dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e delle altre tasse e imposte previste dall’art. 17 del d. lgs. 9 luglio 1997, n. 241, anche oltre i limiti previsti dall’art. 1 comma 53 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (250.000 euro) e dall’art. 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (1.000.000 euro).

3. L’istituzione del Fondo Patrimonio PMI per la sottoscrizione di obbligazioni e titoli di debito (commi 12 e seguenti).

La terza misura prevede l’istituzione del fondo denominato «Fondo Patrimonio PMI», finalizzato a sottoscrivere, entro il 31 dicembre 2020, ed entro i limiti della dotazione del fondo, obbligazioni o titoli di debito di nuova emissione, aventi caratteristiche determinate[14], per un ammontare massimo determinato in relazione ai ricavi[15], all’importo dell’aumento di capitale e ad altri parametri (quali i costi del personale della società relativi al 2019, ove la società sia beneficiaria di altri aiuti di stato temporaneamente concessi in forza dei paragrafi 3.2 e 3.3 della Comunicazione della Commissione).

Gli strumenti finanziari possono essere emessi in deroga ai limiti di cui all'articolo 2412, primo comma, del codice civile.

Anche l’agevolazione in esame richiede attuazione mediante Decreto del MEF e del MISEE, il quale definirà le caratteristiche, condizioni e modalità del finanziamento e degli strumenti finanziari, oltre che gli obiettivi al cui conseguimento può essere accordata una riduzione del valore di rimborso degli strumenti finanziari medesimi[16].


(Alessia Martelli)

[1] Sono esclusi gli intermediari finanziari e le società di partecipazione, di cui all'articolo 162-bis TUIR, e quelle che esercitano attività assicurative. Le prime interpretazioni evidenziano il dubbio sull’applicabilità della disciplina agevolativa alle holding industriali (società di partecipazione non finanziaria), testualmente ricomprese nell’esclusione, poiché disciplinate dalla lettera c) dell’art. 162-bis TUIR, ma non ricomprese nel novero delle imprese che “operano nei settori bancario, finanziario e assicurativo” citate dalla relazione illustrativa (Speciale Eutekne, Novità del decreto rilancio, p. 63). [2] Nella prima versione della norma era previsto che anche la sede amministrativa dovesse essere in Italia, requisito eliminato dalla versione definitiva. La sola agevolazione di cui alla lettera B) si applica anche i) agli investimenti effettuati in stabili organizzazioni in Italia di imprese con sede in Stati membri dell'Unione europea o in Paesi appartenenti allo Spazio economico europeo, le quali abbiano deliberato un aumento del fondo di dotazione, e ii) quando l'investimento avviene attraverso quote o azioni di OICR residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell'Unione europea o in stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo, che investono in misura superiore al 50% nel capitale sociale delle imprese di cui al presente articolo. [3] Società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, anche semplificata, società cooperative, società europee di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001 e società cooperative europee di cui al regolamento (CE) n. 1435/2003. [4] Il riferimento è esclusivamente ai ricavi di cui alle lettere a) e b) dell'articolo 85 TUIR, e quindi ai corrispettivi delle cessioni di beni e prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa, e ai i corrispettivi delle cessioni di materie prime, di semilavorati e di altri beni mobili, esclusi quelli strumentali, acquistati o prodotti per essere impiegati nella produzione. Sono pertanto esclusi i ricavi di cui alle successive lettere c), d), e), f), g) e h) del TUIR.

[5] Per la fruizione della misura sub C) l’importo minimo dei ricavi è di 10.000.000 euro. [6] L’aumento di capitale deve essere “integralmente versato”. [7] Per l’accesso alla sola misura sub C) è previsto un importo minimo dell’aumento di capitale, pari a 250.000 euro. [8] Ad esclusione delle società che controllano direttamente o indirettamente la società conferitaria, sono sottoposte a comune controllo o sono collegate con la stessa ovvero sono da questa controllate. [9] Comunicazione 2020/C 91 I/01, in Gu UE 20.3.2020, in particolare paragrafi 3.1, 3.2 e 3.3. [10] Ciò in quanto il legislatore inquadra entrambi i crediti di imposta, tanto quello in favore della società quanto quello in favore dei soci, tra gli “aiuti temporanei alle imprese” disciplinati dal paragrafo 3.1 della Comunicazione 2020/C 91, il quale stabilisce, appunto, il limite di euro 800.000 per impresa. [11] Poiché inquadrata nel diverso capitolo degli “aiuti sotto forma di tassi d’interesse agevolati per i prestiti” di cui al par. 3.3 della Comunicazione 2020/C 91. [12] Il riferimento è ai conferimenti effettuati “in esecuzione degli aumenti di capitale”. [13] Art. 1 dl 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. [14]In particolare, gli strumenti finanziari possono essere rimborsati decorsi sei anni dalla sottoscrizione, salva la facoltà della società emittente di rimborsare i titoli in via anticipata decorsi tre anni dalla sottoscrizione. [15] Che, per la fruizione del beneficio in esame, devono essere pari ad un minimo di 10.000.000 di euro, diversamente da quanto disposto per le misure sub A) e B). [16] Nel testo della norma definitiva è sparita la previsione, contenuta nelle versioni precedentemente circolate, del rimborso senza interessi qualora la società emittente abbia mantenuto il numero di occupati al 1° gennaio 2020.

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