Plusvalenza immobiliare e accordo transattivo

Commento a Agenzia Entrate, risp. n. 129/2018 - di Simona Disca




1. Il caso

Gli interpellanti Tizio e Caia, eredi di Mevio, ricevono un immobile ad uso abitativo in seguito a una transazione conclusa con Sempronio, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto la lesione della loro quota di legittima. Nella logica delle reciproche concessioni, essi rinunciano espressamente a qualsiasi azione giudiziale, dichiarandosi pienamente soddisfatti relativamente alle questioni oggetto di potenziale controversia.

Ad un anno dall’acquisizione del bene, Tizio e Caia intendono alienare l’immobile in oggetto e chiedono all’Agenzia se tale operazione produca una plusvalenza tassabile.

Nella soluzione interpretativa degli istanti, si esclude la rilevanza dell’art. 67 comma 1, lett. b), TUIR in quanto le plusvalenze realizzate da alienazione di beni ereditari non producono un incremento patrimoniale tassabile. Rileva osservare che, dalla formulazione dell’istanza di interpello, non è chiaro se il bene trasferito a Tizio e Caia rientrasse o meno nell’attivo ereditario.


2. La rilevanza reddituale della transazione

Secondo l’Agenzia delle entrate, occorre scindere due momenti fiscalmente rilevanti.

Il primo riguarda il trasferimento dell’immobile in seguito a transazione che sarebbe idoneo a produrre redditi diversi in capo all’acquirente ex art. 67, comma 1, lett. l), TUIR.

Secondo l’Agenzia, l’accordo transattivo non avrebbe natura novativa e non sarebbe nemmeno una transazione divisoria: infatti, la finalità di suddetto accordo non è procedere alla divisione delle quote di legittima né vi è una sistemazione patrimoniale dell’asse ereditario. In particolare, gli interessati rinunciano a far valere i propri diritti di legittimari pretermessi con relativa rinuncia ad ogni pretesa o azione giudiziale nonché dichiarano di accettare le disposizioni testamentarie di Mevio.

La transazione in esame avrebbe, dunque, natura corrispettiva ed il valore dell’immobile rappresenterebbe il compenso a fronte della rinuncia alle azioni giudiziali, ossia dell’obbligo di non fare ricorso e di non presentare nuove pretese risarcitorie.

Pertanto, essa deve considerarsi produttiva di reddito ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. l), TUIR a mente del quale sono redditi diversi, se non rientrano fra i redditi di capitale e se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese, arti o professioni, “i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere”.

La base imponibile è data, secondo l’art. 71, comma 2, TUIR, dalla differenza tra l’ammontare percepito nel periodo di imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione.


3. La plusvalenza derivante dalla vendita dell’immobile acquisito in via transattiva

Il secondo aspetto rilevante riguarda la successiva rivendita dell’immobile. Secondo la l’Agenzia, dato che il bene non risulta trasferito nell’ambito di una successione bensì per effetto di una transazione avente natura corrispettiva, lo stesso sarebbe imponibile ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. b), TUIR.

La disposizione, come noto, prevede la tassazione per le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, con esclusione, tra l’altro, di quelli acquisiti per successione.

Quest’ultima esclusione non potrebbe applicarsi per quanto già rilevato in precedenza, non potendosi parlare di provenienza ereditaria in senso proprio.

Pertanto, la plusvalenza sarà determinata dalla differenza fra i corrispettivi percepiti nel periodo di imposta e il prezzo di acquisto del bene ceduto, al netto dei costi inerenti al bene medesimo, ai sensi dell’art. 68 TUIR, assumendo come prezzo di acquisto dei beni ceduti il valore pattuito a titolo transattivo.

Resta ferma per gli istanti, la possibilità di optare per un sistema alternativo e applicare l’imposta sostitutiva IRPEF del 20%.


4. Conclusioni

Per quanto attiene la ricomprensione dello scambio transattivo nell’ambito della lett. l), comma 1, art. 67 TUIR, occorre notare come, nella disposizione citata, l’assunzione degli obblighi di fare, non fare o permettere è equiparata, dal punto di vista della valenza reddituale, alle attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.

Tale equiparazione si evince anche dalla previsione dell’art. 36, comma 24, d.l. 223/2006 (“Decreto Bersani”) il quale ha modificato l’art. 25, comma 1, DPR 600/1973, prevedendo la ritenuta alla fonte anche per l'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.

Pertanto, le assunzioni degli obblighi di fare, non fare o permettere dovrebbero rilevare come reddito ex art. 67, comma 1, lett. l), TUIR solo per l’assunzione di obbligazioni “strutturate” che non riguardino un mero rapporto sinallagmatico fra soggetti. Sembrerebbe infatti necessario un quid pluris: che si tratti di prestazioni rientranti e/o assimilabili ad attività di lavoro autonomo, non esercitate abitualmente e caratterizzate dal requisito della temporaneità del rapporto.

In dottrina si tende a negare che la previsione abbia un carattere residuale, ossia che possa attrarre qualsiasi fattispecie produttiva di reddito che non sia annoverabile in alcun’altra categoria reddituale né in alcun’altra previsione dell’art. 67 TUIR.

Nel caso di specie, la transazione mira a un riequilibrio delle posizioni reciproche fra le parti, in funzione indennitaria per la perdita di una pretesa o di un potenziale diritto e realizza un mero ristoro delle posizioni degli istanti in termini patrimoniali. Dunque, non pare del tutto convincente la soluzione dell’Agenzia.

Agenzia che, però, tende ad attribuire una rilevanza residuale all’articolo in questione, come dimostra il precedente della Risoluzione n. 6/E/2015 in cui è il compenso per la cessione di un contratto preliminare è stata ritenuta idonea a realizzare la fattispecie di reddito diverso ex art. 67, comma 1, lett. l) TUIR.

Con riferimento, invece, al secondo aspetto, ossia la tassazione della plusvalenza connessa alla successiva cessione dell’immobile, la risposta dell’Agenzia risulta maggiormente condivisibile, non potendo l’acquisizione del bene in sede transattiva essere equiparata ad una provenienza successoria. Neppure, probabilmente, qualora il bene oggetto del trasferimento fosse tra quelli rientranti nell’asse ereditario, visto che il titolo giuridico dell’acquisizione è da individuarsi nell’accordo transattivo e non nella successione mortis causa.



Simona Disca - Dottoranda di Diritto Tributario, Università di Bologna

© 2018 Associazione Insignum. Tutti i diritti riservati