© 2018 Associazione Insignum. Tutti i diritti riservati

Liquidazione della quota e vendita delle partecipazioni: profili tributari

Commento a Ris. Ag. Entrate n. 441/2019 e Ag. Entrate Dir.Reg.Lombardia n. 904-1168/2019 - di Alessia Martelli



1. Premessa


L’emanazione delle due recenti risposte ad interpello qui in commento (AE Risposta Direzione Centrale Persone fisiche, lavoratori autonomi ed enti non commerciali n. 441 del 29 ottobre 2019; Interpello Direzione Regionale Lombardia 21 ottobre 2019 n. 904-1168/2019) offre l’occasione per aggiornare il quadro della tassazione diretta, in capo al socio persona fisica, dei redditi a vario titolo derivanti da partecipazioni in società di capitali.

Si propone di distinguere, nell’ambito delle eterogenee tipologie di redditi che iI socio di spa o srl può in concreto trarre dalla propria partecipazione sociale, tra redditi derivanti dalla “mera detenzione”, dalla “liquidazione” e dalla “cessione” della partecipazione.

Nel gruppo dei redditi da “detenzione” si intendono inclusi non solo gli utili distribuiti come dividendi, dunque gli utili in senso stretto (art. 44 lett. e) TUIR), ma anche, ad esempio, i redditi derivanti da distribuzione di riserve, di utili o di capitale, dalla riduzione reale e dall’aumento gratuito del capitale sociale.

Nel gruppo dei redditi collegati alla “liquidazione” della quota, accomunati dalla circostanza per cui l’esborso è posto a carico della società, si intendono compresi sia i redditi che il socio percepisce a seguito dello scioglimento dell’intera compagine sociale che quelli originati dallo scioglimento del singolo rapporto sociale, ad es. per recesso o per esclusione.

A seconda della specifica vicenda o fonte negoziale, i redditi sopra elencati costituiscono redditi di capitale (art. 47 c. 5 e 7 TUIR) ovvero redditi diversi di natura finanziaria (art. 67 c. 1 lett. c) e c-bis) e art. 68 TUIR).

Schematizzando, mentre i redditi percepiti dal socio in ragione della detenzione e della liquidazione della partecipazione, come sopra definite, costituiscono redditi di capitale, dunque utili o assimilati, i redditi ricavati dalla cessione della partecipazione sono sempre redditi diversi di natura finanziaria, e ciò è vero, come si vedrà in seguito, anche nel caso in cui la cessione della quota sia in concreto finalizzata a consentire il recesso del socio, e dunque alla “liquidazione” della quota, secondo la definizione data sopra.

E’ opportuno ricordare che il quadro normativo della tassazione delle partecipazioni in società di capitali è stato modificato dalla legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017 n. 205, art. 1 c. 999 e ss. - il comma 1005 ha previsto che le nuove disposizioni si applicano ai redditi di capitali percepiti a partire dal 1° gennaio 2018 ed ai redditi diversi realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2019), la quale, uniformando l’imposizione delle partecipazioni qualificate e di quelle non qualificate, ha assoggettato a tassazione gli utili e i dividendi sull’intero ammontare, a prescindere dalla natura della partecipazione, con applicazione della ritenuta a titolo d’imposta pari al 26% (salvo il regime transitorio).

Al contempo, a partire dal 1° gennaio 2019, l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze è applicata anche ai redditi diversi realizzati mediante operazioni su partecipazioni qualificate.

Le due risposte ad interpello in commento consentono di evidenziare che, nonostante dopo la legge di Bilancio 2018 l’uniformazione delle due categorie reddituali sia ormai “quantitativamente” raggiunta, queste mantengono la propria autonomia, in conseguenza dello specifico e distinto quadro di riferimento normativo, e che pertanto l’inquadramento del singolo reddito nell’una o nell’altra categoria mantiene rilevanza, in particolare in relazione al calcolo del valore fiscalmente riconosciuto.

La Direzione Regionale Lombardia ha chiarito espressamente che le somme percepite dal socio in conseguenza del recesso (tipico), per quanto “assimilate” agli utili dall’art. 47 c. 7 TUIR, non derivano da una delibera di distribuzione di utili in senso proprio e, pertanto, alle stesse non si applica il (più favorevole) regime transitorio previsto dal c. 1006 della legge di bilancio 2018, ma il nuovo regime ordinario, con ritenuta a titolo di imposta del 26%, ex art. 27 co. 1 DPR 600/73.


2. I criteri di calcolo del valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione


Nel caso relativo alla Risposta della Direzione Centrale n. 441/2019, il contribuente, una fondazione cui è lasciato per testamento un pacchetto di partecipazioni sociali di minoranza in una società di capitali, dopo aver richiesto chiarimenti all’Agenzia circa l’esenzione da imposta di successione sul trasferimento mortis causa in suo favore, pone un ulteriore quesito in relazione alla fase, successiva all’acquisto del lascito, di “gestione” della partecipazione sociale da parte del socio-fondazione.

In particolare, la fondazione chiede conferma circa il criterio di calcolo del valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione, sia ai fini della determinazione delle plusvalenze patrimoniali che si vadano eventualmente a realizzare in caso di cessione (art. 67 TUIR), sia con riferimento ai redditi di capitale che potranno originare dalle fattispecie di cui all'articolo 47, commi 5 e 7 TUIR, prospettando, per entrambi i casi, l’utilizzo del criterio ex art. 68 c. 6 TUIR ("il valore definito o, in mancanza, quello dichiarato agli effetti dell'imposta di successione, nonché, per i titoli esenti da tale imposta, il valore normale alla data di apertura della successione").

Ricordiamo che le fattispecie individuate dall’art. 47 c. 7 TUIR sono il recesso, l’esclusione, il riscatto e la riduzione del capitale esuberante e la liquidazione anche concorsuale delle società: in questi casi la norma citata prevede che le somme ricevute dai soci costituiscono utile per la parte che eccede il prezzo pagato per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate.

L’Agenzia conferma, in primo luogo, che la cessione delle partecipazioni determina in capo al socio- fondazione una plusvalenza ex art. 67 TUIR (quindi un reddito diverso di natura finanziaria), e che, pertanto, per il calcolo di quest’ultima si deve assumere come costo il valore individuato ai sensi dell’art. 68 c. 6 TUIR.

Nella fattispecie concreta, data l’esenzione applicabile, tale valore coincide con il valore normale, da determinare in proporzione al patrimonio netto della società ai sensi dell'art. 9, comma 4, lett. b) TUIR.

L’Agenzia quindi, disattendendo la prospettazione del contribuente, precisa che tali criteri di calcolo del costo fiscalmente riconosciuto non sono applicabili anche ai fini della determinazione dei redditi di capitale di cui al citato articolo 47 c.7 TUIR, essendo riferiti ad una diversa categoria reddituale.

Ai fini della determinazione dei redditi di capitale, non è quindi possibile assumere quale costo, in luogo del prezzo pagato per l'acquisto o la sottoscrizione (art. 47 c. 7 TUIR), il valore dichiarato agli effetti dell'imposta di successione (art. 68 c. 6 TUIR).


3. Recesso tipico e atipico


Entrambe le risposte ad interpello in commento affrontano la questione del trattamento fiscale delle somme percepite dal socio di società di capitali in sede di recesso, richiamando i precedenti orientamenti sul tema (in particolare AE Circ. 16 giugno 2004 n. 26/E) e confermandoli.

Le somme percepite dal socio in occasione del recesso sono tassate alternativamente come redditi di capitale, se percepite a seguito di recesso fiscalmente tipico (art. 47 c. 7 TUIR), effettuato mediante rimborso e annullamento delle quote da parte della società, o come redditi diversi di natura finanziaria, se percepite a seguito di recesso fiscalmente atipico, effettuato mediante l’acquisto delle quote del socio receduto da parte di soci o di terzi.

In altri termini, il negozio di cessione di quota viene tassato in quanto tale e non muta natura, ai fini fiscali, in ragione della specifica causa della cessione, che è il recesso, e per la particolare modalità di determinazione del prezzo di vendita, pari al valore di liquidazione della quota del socio receduto.

Di conseguenza, anche se finalizzate alla liquidazione del socio receduto, le cessioni di quote rimangono atti produttivi di redditi diversi di natura finanziaria, purché ovviamente emerga in concreto una differenza positiva tra importo liquidato e costo o valore di acquisto della partecipazione, aumentato di ogni onere inerente.

Ove, invece, la liquidazione del socio avvenga a seguito di recesso tipico, mediante rimborso e annullamento delle quote e con utilizzo di riserve o capitale della società, ciò determina in capo al recedente, persona fisica, l’emersione di un reddito di capitale (art. 47 c. 7 TUIR) per la parte che eccede il prezzo pagato per l'acquisto o la sottoscrizione delle quote annullate.

La Direzione Regionale Lobardia conferma che questa differenza da recesso” consiste nella differenza tra la somma ricevuta dal socio uscente ed il valore fiscalmente riconosciuto (valore di sottoscrizione o acquisto della partecipazione più versamenti per aumenti di capitale sociale, versamenti a copertura perdite, versamenti in conto capitale e simili) della partecipazione dallo stesso posseduta.

La stessa Direzione Regionale ribadisce, inoltre, che la tassazione come utile delle somme percepite in eccedenza del costo fiscalmente riconosciuto prescinde del tutto dalla natura delle riserve di patrimonio netto annullate dalla società, confermando che il trattamento fiscale delle somme in capo al socio resta il medesimo indipendentemente dalla circostanza per cui la società abbia utilizzato, per il rimborso, riserve di utili, riserve di capitale o anche capitale sociale.

La duplice natura fiscale del recesso consente di cogliere con particolare evidenza la differenza tra le due tipologie reddituali, in relazione ad esempio al ruolo di una eventuale rivalutazione del costo fiscale della partecipazione, con versamento dell’imposta sostitutiva, la quale è ammessa ai soli fini della determinazione dei redditi diversi di cui all’articolo 67, lett. c) e c-bis) TUIR, e dunque in caso di recesso atipico, mentre è irrilevante, viceversa, per la determinazione della differenza da recesso tipico ex art. 47 c. 7 TUIR.

Pertanto, a differenza del socio receduto che, cedendo la partecipazione a soci o terzi al valore di recesso, realizza un reddito diverso, il socio receduto che realizza un reddito di capitale non può contrapporre il valore ottenuto dalla società al costo fiscale che deriva a seguito della rivalutazione della partecipazione e del pagamento dell’imposta sostitutiva, ma deve fare esclusivo riferimento al costo della partecipazione precedente alla rivalutazione stessa.


Alessia Martelli - Avvocato in Bologna