La lunga marcia del trattamento fiscale della separazione e del divorzio

Commento a Corte di Cassazione, n. 3074 del 9/2/2021 - di Paolo Giunchi


1. Il caso


Con la ordinanza in esame la Corte di Cassazione torna ad affrontare gli aspetti giuridici, processuali e fiscali dei negozi che attengono alla crisi del matrimonio, confermando l’approdo ad un concetto unificante della loro causa negoziale “dovendo riconoscersi il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari ed immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale” (ex plurimis, Cass., 05 giugno 2013, n. 14157; id. 03 febbraio 2016, n. 2111; id., 16 marzo 2016, n. 5156).

La controversia che ha portato alla sentenza de quo riguarda la pretesa della Amministrazione Finanziaria di negare il trattamento di favore previsto dall’art. 19 della legge sul divorzio n. 74/1987 al provvedimento giudiziale di scioglimento della comunione.

Ancora una volta prevale l'inerzia nell'affrancarsi da schemi superati: l'Agenzia delle Entrate ha ritenuto che, per effetto della intervenuta omologa della separazione, il regime della comunione ordinaria si fosse sostituito a quello legale, con la conseguenza che il successivo giudizio instaurato dai coniugi per la divisione giudiziale dei beni, ormai in comunione ordinaria, doveva ritenersi “solo occasionalmente correlato” alla separazione.

La riflessione della giurisprudenza prende di mira la superata distinzione tra accordi “relativi” alla separazione e al divorzio ed accordi stipulati “in occasione” della separazione e del divorzio, da ritenersi in sintesi unificati sotto l’ombrello protettivo dei più ampi “contratti della crisi coniugale”.

Seppure allo stato civilistico attuale, e quantomeno con riferimento alla forma e alla causa dell’atto di trasferimento, simili conclusioni non siano condivisibili in toto, in questa sede occorre valorizzare i pregi fiscali di cui sono presupposto.

La ratio della norma agevolativa, nella interpretazione che ne dà il nuovo indirizzo della Corte di Cassazione, va ravvisata nella intenzione del legislatore fiscale di “favorire le famiglie già indebolite dalla crisi coniugale, non sottoponendo quindi a tassazione i trasferimenti patrimoniali tra i coniugi compiuti nel difficile momento della separazione e del divorzio, o in un momento ad essi successivi”, né lo scioglimento della comunione che insieme ai trasferimenti non siano ragionevolmente indici di capacità contributiva (Cass., 6 luglio 2020, n. 13840).


2. La lunga marcia del trattamento fiscale dei contratti della crisi coniugale


La lunga marcia del trattamento fiscale della separazione personale e del divorzio e della loro causa negoziale non sembra tuttora conclusa se è vero, come è vero, che ancora nel 2021 si deve dissertare su un’ulteriore pretesa della Amministrazione Finanziaria di sottoporre a tassazione ordinaria la omologazione di una sentenza in forza della quale i coniugi addivenivano allo scioglimento della comunione legale.

La richiesta di tassazione era sorretta dalla considerazione per cui la omologazione avrebbe dato natura di comunione ordinaria alla comunione legale.

Una presa di posizione di tal fatta ha dato luogo ad una lunga controversia che si è conclusa con la ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione tributaria, 9 febbraio 2021, n. 3074 favorevole ai coniugi.

In realtà la definitiva esenzione da ogni tassazione per tutti gli atti di natura patrimoniale occasionati dalla separazione e dal divorzio si è avuta con le sentenza della Corte Costituzionale, 10 maggio 1999, n. 154.

La sentenza prende in esame la causa negoziale, la forma ed il suo impatto sulla normativa fiscale; in quest’ultimo senso si evidenzia come essa assuma la qualità di sentenza additiva: essa stessa crea la norma assente nella struttura fiscale.[1]

A lungo la dottrina di matrice soprattutto notarile che precedette la sentenza aveva preso in esame il concetto di autonomia negoziale dei coniugi e quindi la causa degli atti che si stipulano in occasione alla crisi del matrimonio, la loro forma e quindi la loro collocazione all’interno dei necessari procedimenti giudiziari, che costituisce necessario presupposto per la loro trascrizioni nei Registri Immobiliari; in particolare si dovette esaminare la denominazione dei vari negozi quali donazioni, vendite ed altri improbabili “contenitori”.

Al riguardo per concludere brevemente si identificò una causa tipica di essi quale fosse il nomen degli atti in vario modo utilizzati.

Ma non solo la dottrina notarile si è occupata della stridente incongruenza tra il punto di vista fiscale e il comune sentire.

In analoga posizione si pongono autorevoli autori[2] ed una cospicua parte della giurisprudenza di ogni grado, soprattutto della Corte di Cassazione, fino a livello della normativa sugli Archivi Notarili (art. 7, co. 3, D.M. 27 novembre 2012, n. 265) e su quella comunitaria (si veda Regolamento CE, 24 giugno 2016, n. 1103, sui regimi patrimoniali dei coniugi e Regolamento CE, 24 giugno 2016, n. 1104, che prende in considerazione anche le unioni civili), per poi concludersi con la attuale legislazione che pone in primo piano problematiche nascenti dalla rapida evoluzione della struttura della famiglia, l’aumentare delle “famiglie di fatto” e la necessità della tutela dei figli[3].


3. Osservazioni conclusive


In conclusione, si deve una volta ancora constatare come, a quasi mezzo secolo dal lungo iter culminato negli interventi della Corte Costituzionale 15 aprile 1992, n. 176 e 10 maggio 1999, n. 154 e nonostante la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, l'operatore del diritto e i coniugi contribuenti debbano procedere su di un terreno costellato da perduranti contraddizioni ed ambiguità, esposti a defatiganti percorsi giudiziari per vedere riconosciuto nella sua interessa il beneficio di cui all'art. 19 della legge sul divorzio.


di Paolo Giunchi - già Notaio in Cesena

[1] F. FORMICA e P. GIUNCHI, Ancora sul regime fiscale della separazione personale e del divorzio, in Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze, Anno LVII, Fasc. 4, 1999; [2] T. TASSANI, in Codice della famiglia, Tomo II, (a cura di) M. SESTA, 2007, p. 4991-5055; [3] CNN, STUDIO N. 128-2012/T, Trattamento fiscale dei trasferimenti nella soluzione della crisi del matrimonio secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 27/E del 21 giugno 2012, 21 settembre 2012, est. P. GIUNCHI;

Post recenti

Mostra tutti

"Prezzo valore" e acquisto immobiliare del trustee

Commento a Corte di Cassazione, n. 3073 del 9/2/2021 - di Daniele Muritano 1 - Il caso e la sentenza La sentenza di Cass., 9 febbraio 2021, n. 3073 affronta (per la prima volta a quanto consta) la tem