La deducibilità delle rate del mutuo da parte dell'ex coniuge

Commento a Corte di Cassazione, n. 5984 del 4/3/2021 - di Alessandra Kostner



1.Il caso ed il principio di diritto


Il caso analizzato riguardava cinque giudizi, intrapresi autonomamente dal contribuente ed aventi (tutti) ad oggetto l’impugnazione di cartelle di pagamento emesse, in relazione a diverse annualità, all’esito di controlli ex art. 36 ter del Dpr n. 600/1973. Allo scopo di riprendere a tassazione, ai fini dell’Irpef, disconoscendone quindi la legittimità, taluni oneri (consistenti in ratei del mutuo), dedotti (per il 50% di ciascuna rata) dall’ex coniuge in aggiunta all’assegno periodico. Pur in presenza di un accordo di separazione, regolarmente omologato dal Tribunale competente territorialmente[1].

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5984 dello scorso 4 marzo 2021, ha, in via preliminare, provveduto alla riunione dei diversi giudizi ex art. 274 c.p.c., in ragione della sin troppo evidente connessione oggettiva e soggettiva sussistente.

Successivamente, ha affrontato la problematica inerente alla deducibilità ai sensi dell’art. 10 TUIR[2] dei ratei del mutuo corrisposti dall’ex coniuge, unitamente all’assegno di mantenimento, a seguito della sottoscrizione di un patto di accollo interno contenuto in un accordo di separazione legale ed effettiva.

In specie, i Giudici, in linea con il proprio precedente orientamento[3], hanno sottolineato come la regola della deducibilità non possa che discendere, sulla base di un approccio sostanziale, dalla natura della clausola pattizia. Così, hanno affermato la suddetta deducibilità nell’ipotesi in cui l’esborso (anche in aggiunta all’assegno periodico) sia finalizzato al mantenimento - nella misura risultante dal provvedimento dell’autorità giudiziaria e/o dall’accordo di separazione - del coniuge ritenuto “economicamente (più) debole”[4]. Al contrario, la hanno esclusa nel diverso caso in cui l’onere sia diretto a conferire un assetto stabile, su un piano squisitamente civilistico, ai rapporti reciproci di natura patrimoniale[5].


2. L’interpretazione estensiva dell’art. 10 TUIR


L’organo giudicante di legittimità ha ricondotto - nel rispetto dei già descritti limiti - gli oneri, derivanti dal pagamento delle rate del mutuo, nella previsione normativa di cui all’art. 10 TUIR ed, in specie, nella lettera c) del primo comma, che si riferisce espressamente agli “assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria”.

Ciò per vari motivi.

Innanzitutto, è sempre più frequente - come evidenziato nella pronuncia in commento - la previsione, all’interno degli accordi di separazione ed in aggiunta al tradizionale assegno di mantenimento, di ulteriori ed atipiche forme di erogazioni periodiche[6], tra le quali devono essere ricompresi gli esborsi sostenuti, come nel caso di specie, per far fronte al pagamento del mutuo (sull’abitazione) contratto dall’altro ex coniuge o cointestato.

In secondo luogo - come la Cassazione aveva già avuto modo di chiarire[7] - la disponibilità di un’abitazione costituisce un elemento essenziale per la vita di ogni soggetto e concorre al “mantenimento” dell’ex coniuge ai sensi dell’art. 156 c.c.[8], rientrando nell’assistenza materiale alla persona che - a causa della separazione - versa in stato di bisogno economico.

Infine, il contributo - relativo al pagamento delle rate del mutuo - è periodico (e non caratterizzato da un’unica soluzione)[9], è corrisposto al coniuge stesso (e giammai al figlio) ed è, altresì, determinato dal Giudice[10], sulla base di elementi certi e conoscibili[11]. Con la conseguenza che le due modalità non differiscono da alcun punto di vista, pervenendo entrambe al medesimo risultato e costituendo forme di adempimento, entrambe satisfattive dell’obbligo di mantenimento giudizialmente imposto.

Pertanto, alla luce del combinato disposto dell’art. 50, comma 1, lettera i), TUIR (che assimila gli assegni periodici di cui al già richiamato art. 10 TUIR ai redditi da lavoro dipendente) e dell’art. 52, comma 1, lettera c), della medesima normativa (che collega l’applicabilità dell’art. 51 alla sola categoria dei redditi da lavoro dipendente), tali oneri - che devono ritenersi percepiti, salvo prova contraria, nella misura ed alle scadenze risultanti dai relativi titoli (nel caso de quo gli accordi e/o le sentenze di separazione e/o divorzio) - consentono, in ambito fiscale, di maturare il relativo diritto alla deduzione dal proprio reddito complessivo[12].


3. Brevi osservazioni conclusive


La Corte di Cassazione, con la pronuncia in commento, ha ancorato la deducibilità degli esborsi, sostenuti (anche in aggiunta all’assegno periodico) dall’ex coniuge, alla finalità di assicurare il mantenimento del soggetto ritenuto “economicamente (più) debole”. Non potendo la suddetta deducibilità essere ammessa allorquando l’onere sia diretto a conferire, solo dal punto di vista civilistico, un assetto stabile ai rapporti di natura patrimoniale riguardanti gli ex coniugi.

Tuttavia, dall’analisi della normativa attualmente in vigore si evince come sia necessario un intervento, da parte del Legislatore, in relazione all’art. 10, comma 1, lett. c), T.U.I.R., nella parte in cui prevede che l’entità del mantenimento debba essere stabilita, necessariamente, dal provvedimento dell’autorità giudiziaria. Ciò alla luce della nuova disciplina della negoziazione assistita degli avvocati con riferimento alla separazione consensuale e/o del cd. divorzio breve che, di fatto ed in entrambi i casi, ha dato vita ad una forma di “degiurisdizionalizzazione dell’accordo tra i coniugi in sede di separazione e divorzio[13]”.


di Alessandra Kostner - Università degli Studi della Calabria

[1] L’accordo prevedeva, espressamente, che l’ex marito dovesse versare all’ex moglie, oltre ad un assegno periodico pari ad euro 1.500,00, anche “per l’intero e sino ad integrale estinzione del debito, i ratei mensili di mutuo gravanti su immobile in comproprietà dei coniugi”. [2] Cfr., per tutti, T. TASSANI, Separazione e scioglimento del matrimonio, in Sesta (a cura di), Codice della famiglia, Milano, 2009, pag. 5981 e ss. [3] Cfr., in senso conforme, Cass. civ., sez. trib., 24 maggio 2013, n. 13029 secondo cui “rientrano nella deducibilità di cui all’art. 10 TUIR “anche le spese afferenti all'immobile di abitazione della moglie e del figlio (….)”. [4] Cfr., di recente, G. GLENDI, L’assegno di mantenimento per l’ex coniuge è deducibile dal soggetto erogante. Deducibilità e correlativa tassabilità del rimborso dell’IRPEF dovuta sugli assegni di mantenimento per il coniuge?, in GT- Riv. Giur- Trib., 2021, n. 5, pag. 456 e ss.; M. DENARO, Deducibili le somme pagate per il mutuo dell’abitazione dell’ex coniuge se pattuite nell’accordo di separazione, in Il Fisco, 2021, n. 13, pag. 1278 e ss. [5] Cfr., ex multis, Cass. 31 gennaio 2011, n. 2236 che, in relazione ai premi assicurativi corrisposti dal contribuente per la polizza vita dell’ex coniuge, così si è espressa “(…) la deducibilità prevista dal citato art. 10, infatti, è limitata agli oneri costituiti dall'assegno periodico di mantenimento del coniuge divorziato (non anche a quello corrisposto in unica soluzione) e il beneficio non si estende ai premi pagati per l'assicurazione sulla vita a favore della moglie, ancorché ciò fosse stato stabilito con la sentenza del Tribunale. Tali statuizioni attengono al diverso settore civilistico dei rapporti tra coniugi e non possono rilevare ai fini fiscali, non essendo consentita un'interpretazione analogica della disciplina di favore in tale materia”. [6] Si pensi, a mero titolo esemplificativo, al pagamento degli oneri condominiali ovvero delle spese per baby-sitter o, ancora, dei canoni di locazione abitativa. [7]Cass. civ., sez. trib., 24 maggio 2013, n. 13029; Id., 2 aprile 2015, n. 6794, con commento di A. BORGOGLIO, Assegni periodici all’ex coniuge deducibili anche con l’accollo delle rate di mutuo, in Il Fisco, 2015, n. 19, pag. 1868 e ss. [8] La disposizione prevede che “il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia stata addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia redditi propri”. [9] Cfr., sul punto, la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 153/E dell’11 giugno 2009. [10] Cfr. Cass. civ., sez. V, 12 novembre 2019, n. 29178, con commento di T. TASSANI- A. BULGARELLI, Indeducibilità dell’assegno di mantenimento corrisposto una tantum, in Famiglia e Diritto, 2020, n. 2, pag. 121 e ss. In senso conforme, cfr. Cass. civ., sez. trib., 30 maggio 2016, n. 11183; Id., 8 maggio 2015, n. 9336; Id., 6 novembre 2006, n. 23659; Id., 22 novembre 2002, n. 16462. L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, ha chiarito che gli esborsi, connessi al pagamento delle rate del mutuo intestato all’ex coniuge, sono deducibili dall’altro ex coniuge se disposti dal Giudice e se corrisposti periodicamente. In tal senso, si veda anche la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 19/E dell’8 luglio 2020. [11] In tal senso si è espressa anche la Corte Costituzionale con le ordinanze n. 383 del 6 dicembre 2001 e n. 113 del 29 marzo 2007, con nota di G. Falsitta, Principio di uguaglianza e rifiuto di tutela del giusto riparto (a proposito dell'arbitrario doppio regime fiscale dell'assegno divorzile), in Riv. Dir. Trib., 2007, nn. 7-8, pag. 421 e ss. [12] In senso favorevole a tale deducibilità si è espressa l’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, che ha, tuttavia, posto come presupposto indefettibile la circostanza che l’altro coniuge non abbia rinunciato all’assegno di mantenimento. In senso conforme, più di recente, si veda la già richiamata Circolare n. 19/E dell’8 luglio 2020. [13] Così, ancora, T. TASSANI- A. BULGARELLI, Indeducibilità dell’assegno di mantenimento corrisposto una tantum, cit., pag. 121 e ss.

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