CSE ed imposta di registro


Commento a Ris. Agenzia Entrate n. 563 del 27 novembre 2020 - di Francesca Ferrari


1. Il caso e la posizione dell’Agenzia delle Entrate


L’istante, nella sua qualità di notaio, chiede di conoscere se il Certificato successorio europeo (Cse) debba essere eventualmente assoggettato ad imposta di registro, nonostante il medesimo ritenga che tale documento non possa, da un lato, considerarsi atto pubblico e, dall’altro lato, ricompreso fra gli atti indicati ex art. 11, Tariffa, Parte I, allegata al TUR.

L’Agenzia delle entrate si colloca invece in una posizione esattamente opposta, affermando che il Cse debba essere considerato, ai fini dell’imposta di registro, quale atto pubblico formato nel territorio dello Stato e, pertanto, soggetto all’imposta nella misura fissa di euro 200.

Il percorso argomentativo delineato dall’Agenzia si fonda essenzialmente sul mero richiamo, dapprima, delle norme del TUR che identificano gli atti soggetti a registrazione (art. 2 TUR; art. 11 Tariffa, Parte I, allegata al TUR) e, in seconda battuta, di quelle del regolamento europeo 650/2012 (c.d. Regolamento successioni) che istituiscono il Cse (art. 62 ss. reg. UE 650/2012). Da ultimo, vengono riportate le disposizioni che definiscono e indicano gli elementi dell’atto pubblico sia ai fini del regolamento europeo (consideranda 61 e 62, art. 3 reg. UE 650/2012) sia nell’ambito del codice civile italiano (artt. 2699 e 2700 c.c.). A seguito della mera citazione - pressoché letterale - di tali disposizioni, l’Ufficio conclude molto sommariamente che sarebbe l’“efficacia probatoria” attribuibile al Cse a fare sì che quest’ultimo debba considerarsi atto pubblico, il cui contenuto risulta autenticato dal notaio stesso in sede di rilascio, e debba pertanto essere assoggettato ad imposta di registro in misura fissa.


2. La natura giuridica del Cse


Per comprendere il fraintendimento in cui è incorsa l’Agenzia delle entrate nella risposta in commento occorre chiarire quale sia la natura giuridica del Cse. A tale fine è sufficiente fare riferimento a quanto previsto dal Regolamento successioni, essendo quest’ultimo la fonte che ha istituito e disciplinato lo stesso Cse con norme di diritto materiale.

Se è vero che il regolamento ricomprende nel proprio campo applicativo sia decisioni sia atti pubblici, non deve necessariamente concludersi che il Cse abbia la medesima natura.

In primo luogo, a livello sistematico, le disposizioni che introducono nel panorama europeo il certificato e ne disciplinano il rilascio sono rubricate in un capo distinto rispetto a quelli precedenti dedicati a decisioni e atti pubblici, dettaglio che mette in luce come il legislatore europeo stesso lo consideri una tipologia documentale differente.

A ulteriore conferma della distinzione del Cse rispetto a decisioni e atti pubblici si pone l’impossibilità di rilasciare il certificato laddove gli elementi da certificare siano oggetto di contestazione o il certificato non sia conforme a una decisione riguardante gli stessi (art. 67, par. 1, comma 2, lett. a) e b), reg. UE 650/2012).

In secondo luogo, seppur deve riconoscersi che il Cse venga concepito come un documento pubblico, è lo stesso regolamento a prevedere che sia il singolo Stato membro a individuare l’autorità competente a provvedere al suo rilascio, ponendo come unico limite la competenza, secondo il diritto nazionale, in materia successoria (art. 64 reg. UE 650/2012). In questo contesto normativo, lo Stato italiano ha optato per attribuire ai notai tale competenza esclusiva (art. 32, l. 30 ottobre 2014, n. 161), ma è opportuno sottolineare che si sarebbe potuta individuare qualsiasi altra autorità, come, ad esempio, il Tribunale della circoscrizione in cui si sia aperta la successione.

Da ultimo, assume rilevanza anche la modalità di rilascio del certificato, che avviene all’esito di un procedimento, lato sensu, assimilabile a quelli previsti nell’ambito della volontaria giurisdizione e deve concludersi nell’emissione del certificato esclusivamente in base al modulo predisposto a livello europeo.

La procedura istruttoria richiesta all’autorità di rilascio si connota per un basso grado di formalità e per il riconoscimento di una sufficiente discrezionalità nell’acquisizione e nella valutazione delle prove fornite dai richiedenti relativamente agli elementi della successione (artt. 65 e 66, reg. UE 650/2012).

Il regolamento stesso prevede tuttavia una presunzione legale di corrispondenza degli elementi in esso indicati alla realtà fattuale concernente la successione, che può comunque essere superata. È infatti sempre possibile metterne in discussione gli elementi tramite una contestazione del Cse stesso, che può essere in ogni momento modificato, rettificato o addirittura revocato secondo le modalità indicate ex artt. 71-73 del regolamento europeo.


3. Considerazioni conclusive


Alla luce delle considerazioni svolte relativamente alla natura giuridica del Cse in base alla quadro normativo eurounionale, deve quindi concludersi che, come affermato anche dalla dottrina dominante, il Cse sia un atto sui generis, distinto rispetto a decisioni e atti pubblici.

In considerazione di ciò si può quindi cogliere la portata innovativa – e fuorviante – delle conclusioni a cui è giunta l’Amministrazione finanziaria, la quale, senza fornire una vera e propria motivazione, si è limitata a riportare testualmente una serie di disposizioni normative sovranazionali e domestiche da cui si evincerebbe la natura di atto pubblico del Cse.

L’attribuzione, nell’ordinamento italiano, della competenza al rilascio del certificato alla figura del notaio e gli effetti probatori che lo stesso indubitabilmente e in via principale produce - come emerge dallo stesso art. 69, par. 2, reg. UE 650/2012 - non sono elementi sufficienti a comportare in maniera automatica la sua qualificazione come atto pubblico, rilevante, sul piano fiscale, ai fini dell’imposta di registro. Pertanto, si deve ritenere che il Cse non possa essere ricompreso negli atti indicati dall’art. 11, Tariffa, Parte I, allegata al TUR e non debba quindi scontare l’imposta in misura fissa.


Francesca Ferrari - LLM in International Business Tax Law presso l’Università di Tilburg

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