CONIUGI CON DIVERSA RESIDENZA ED ESENZIONE IMU PER ABITAZIONE PRINCIPALE

Commento a Corte Cass n. 4166 del 19/2/2020 e n. 4170 del 19/2/2020 - di Alessia Martelli


1. I casi ed il principio di diritto


La sesta sezione della Corte di Cassazione, con due sentenze del 19 febbraio 2020 analoghe nei presupposti ed identiche nelle conclusioni, seppure con motivazioni parzialmente differenti, prende posizione sul tema della possibilità di richiedere una duplice esenzione IMU per l’abitazione principale nel caso di coniugi, non legalmente separati, aventi residenza anagrafica in due comuni diversi.

I provvedimenti in esame rigettano due ricorsi avverso due sentenze della CTR Lombardia, sezione distaccata di Brescia, entrambe favorevoli all’amministrazione comunale di Manerba del Garda e riferite ad accertamenti IMU e Tasi per gli anni di imposta 2012, 2013 e 2014.

In entrambi i provvedimenti la Corte, confermando le decisioni del giudice di secondo grado, nega il riconoscimento dell’esenzione alle coniugi ricorrenti, sul presupposto che l'immobile posseduto non possa ritenersi “abitazione principale” ai fini IMU, ai sensi dell’art. 13 del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, nella versione modificata dalla legge di Stabilità 2014.

Recuperando integralmente l’orientamento interpretativo già adottato dalla giurisprudenza di legittimità in tema di ICI (Cass. Ord. 12050 e 14389 del 2010; Cass. Ord. n. 12299, 13062, 15444, e 26947 del 2017; Cass. Sent. n. 6634 e 8367 del 2019), il quale valorizza “l’unicità dell’agevolazione rispetto al nucleo familiare complessivamente inteso”, la Corte interpreta in maniera restrittiva anche le norme in tema di IMU, prescindendo del tutto dalla circostanza che i due immobili rispetto ai quali vengano richieste le agevolazioni da due coniugi siano ubicati nello stesso comune ovvero in due comuni diversi.

In questo modo la Corte, da un lato, va oltre il tenore letterale delle norme in tema di IMU, le quali, a differenza delle norme in tema di ICI, limitano espressamente l’agevolazione per l'abitazione principale ad un solo immobile nel (solo) caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi ma situati nel territorio dello stesso comune, e, dall’altro lato, disattende l’orientamento di prassi fiscale (Circolare 3/DF del 18 maggio 2012) che precisava, in relazione alle norme IMU, che il legislatore non ha stabilito la medesima limitazione disposta nel caso di plurime residenze nel medesimo comune al caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi.

2. Il trattamento dell'abitazione principale nella disciplina IMU


Il tema dell’abitazione principale è stato uno dei punti sui quali si è evidenziato un distacco significativo tra la vecchia disciplina ICI (D. Lgs 30 dicembre 1992 n. 504, art. 8 comma 2) e la nuova disciplina IMU (D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, art. 13 comma 2) applicata prima, in via sperimentale, dall’anno di imposta 2012 e poi, a regime, dall’anno 2015.

Mentre difatti, ai fini ICI, l’art. 8 prevedeva la sola detrazione per l'abitazione principale, da intendersi quale quella di “dimora abituale del contribuente e dei suoi familiari”, ai fini IMU l’art. 13 comma 2 disponeva l’esenzione totale (la “non applicazione”) dell’imposta, stabilendo, tuttavia, dei requisiti maggiormente restrittivi in relazione alla definizione del concetto di abitazione principale, riducendo di conseguenza l’ambito applicativo oggettivo e soggettivo dell’agevolazione rispetto a quanto disposto dalla normativa ICI.

Ai fini ICI, difatti, riconoscendo il trattamento agevolato per l’abitazione principale a favore dell’immobile nel quale il contribuente aveva stabilito la propria “dimora abituale”, si collegava l’agevolazione esclusivamente ad un criterio fattuale e concreto, che guardava all’effettivo utilizzo dell’unità immobiliare, mentre l’elemento formale della “residenza anagrafica” era relegato a semplice parametro presuntivo della dimora abituale.

Il contribuente poteva, pertanto, fornire una prova contraria che smentisse la presunzione relativa della residenza anagrafica, non essendo i due criteri (vale a dire la dimora effettiva utilizzata in concreto e la residenza formale) cumulativi tra loro (Cass. Civ. Ord. 17 aprile 2018 n. 9429).

Pur prescindendo dalla rilevanza del dato formale della residenza anagrafica, la giurisprudenza di legittimità in tema di ICI (Cass. Ord. 12050 e 14389 del 2010; Cass. Ord. n. 1544, 12299, 13062 e 26947 del 2017; Cass. Sent. n. 6634 e 8367 del 2019), valorizzando la lettera della legge, richiedeva, ai fini della spettanza della detrazione prevista per le abitazioni principali, la prova da parte del contribuente che l’abitazione costituisse dimora abituale non solo propria ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito fosse riscontrabile solo per il ricorrente e difettasse invece nei familiari.

Innovando in maniera significativa la definizione del concetto di abitazione principale ai fini IMU, la nuova norma portata dall’art. 13 comma 2 D.L. 201/2011 fa invece riferimento all’ “immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”, precisando poi, nel secondo capoverso, che “nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile”.

La nuova normativa IMU ha quindi previsto la necessaria compresenza dei due elementi della residenza anagrafica e della dimora abituale, individuando come abitazione principale solo ed esclusivamente l'immobile in cui le due condizioni previste dalla norma sussistono contemporaneamente.

Pertanto, mentre ai fini ICI la dimostrazione di dimorare in immobile diverso da quello di residenza anagrafica consentiva di trasferire l’agevolazione per l’abitazione principale, nella disciplina IMU la dimostrazione di avere la dimora in luogo diverso da quello di residenza rende imponibili entrambi gli immobili.


3. L'interpretazione della prassi


L’interpretazione della nuova disciplina IMU fornita dalla prassi (Circolare 3/DF del 18 maggio 2012) evidenziava come, nel caso di possesso di più immobili situati nel medesimo territorio comunale, l’agevolazione per l'abitazione principale dovesse essere “unica per nucleo familiare, a prescindere dalla dimora abituale e dalla residenza anagrafica dei rispettivi componenti”.

Per il Mef, difatti, è evidente la ratio antielusiva della norma, la quale è volta ad impedire che, nel caso in cui i coniugi stabiliscano la residenza in due immobili diversi nello stesso comune, ognuno di loro possa usufruire delle agevolazioni dettate per l’abitazione principale e per le relative pertinenze.

Tuttavia, diversamente da quanto sancito dalla giurisprudenza in tema di Ici sopra citata, il Mef precisava che se, ad esempio, nell’immobile in comproprietà fra i coniugi, destinato all’abitazione principale, risiede e dimora solo uno dei coniugi non legalmente separati, poiché l’altro risiede e dimora in un diverso immobile, situato nello stesso comune, l’agevolazione non viene totalmente persa, ma spetta solo ad uno dei due coniugi.

Nella Circolare citata si precisava inoltre che “il legislatore non ha stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi, poiché in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative”, così lasciando intendere che, in questo secondo caso, entrambi i coniugi potessero beneficiare dell’esenzione, al ricorrere, necessariamente congiunto, dei presupposti dell’esenzione (residenza anagrafica e dimora abituale) in capo a ciascuno di essi.

Tale assunto è radicalmente smentito dalle due sentenze in commento, le quali nuovamente valorizzano la lettera della legge che collega il godimento dell’esenzione - in totale continuità con l’interpretazione della normativa ICI e a prescindere da ogni valutazione fattuale circa la dimora abituale (separata) di ciascuno dei due coniugi - alla circostanza per cui non solo il possessore ma anche i componenti del suo nucleo familiare (e quindi, senz’altro, il coniuge) vi dimorano abitualmente e vi risiedono anagraficamente.


4. L'impatto delle recenti pronunce


Nella sentenza 4170 è incontestato che il coniuge della ricorrente risieda in un altro comune e ivi goda della esenzione prevista per la casa principale: tale separato godimento dell’agevolazione per un soggetto riconducibile al medesimo nucleo familiare esclude de plano il riconoscimento dell’agevolazione anche in capo al coniuge residente nel diverso comune.

Diversamente, nella sentenza 4166 è incontestato il solo fatto che il coniuge della ricorrente risieda in un altro comune, senza nulla precisare in relazione all’eventuale godimento dell’esenzione in relazione all’immobile di proprietà del marito.

Anche in questo caso, tuttavia, la natura di stretta interpretazione delle norme agevolative (tra le molte, in tema di ICI, più di recente, Cass. sez. 5, 11 ottobre 2017, n. 23833; Cass. sez. 6-5, ord. 3 febbraio 2017, n. 3011), condiviso anche dalla Corte costituzionale (Corte Cost. 20 novembre 2017, n. 242) induce la Corte a giungere alle medesime conclusioni.

Nei casi di specie non si comprende esattamente se le coniugi ricorrenti fossero o meno effettivamente domiciliate nell’immobile in relazione al quale richiedevano la negata agevolazione.

Ciò che emerge, in ogni caso, è che la sola circostanza per cui il soggetto che richiede le agevolazioni faccia parte del nucleo familiare di un soggetto avente una differente residenza anagrafica esclude nelle prime il diritto all’agevolazione, prevista dalla legge per il solo immobile di residenza e dimora del contribuente e del suo nucleo familiare.

Ricordiamo che la disciplina IMU di riferimento nelle sentenze in commento è stata attualmente interamente abrogata e sostituita ad opera della legge di bilancio 2020 (art. 1 l. 27 dicembre 2019 n. 160, commi da 738 a 782), la quale tuttavia replica, nella sostanza, il contenuto della previgente norma del 2011, prevedendo che il possesso dell’abitazione principale, purché non classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9, “non costituisce presupposto dell’imposta” (art. 1 comma 740), e mantenendo identica la definizione di abitazione principale ai fini IMU (art. 1 comma 741).

Pertanto, si può ritenere che le conclusioni cui è pervenuta la Corte nelle fattispecie in commento siano applicabili anche alle controversie disciplinate dalle nuove norme, e dunque alla cd. “super IMU”, nella versione da ultimo vigente.


di Alessia Martelli - Avvocato in Bologna

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