Agevolazioni per gli investimenti in start up e PMI innovative

Art. 38 D.l. n. 34/2020


1. Introduzione


L’art. 38 del DL 34/2020 (c.d. Decreto Rilancio) ha introdotto due nuove disposizioni di favore, finalizzate ad incentivare gli investimenti nel capitale sociale di Start up innovative e PMI innovative.

Più nello specifico, la norma ha inserito l’art. 29-bis all’interno del DL 179/2012 (in tema di Start up innovative) e il co. 9-ter all’art. 4 del DL 3/2015 (in tema di PMI innovative), i quali prevedono la possibilità per le persone fisiche che investono nel capitale sociale di Start up innovative e PMI innovative, sia direttamente sia tramite OICR, di detrarre dall’imposta lorda IRPEF un importo pari al 50% degli investimenti effettuati, nel limite massimo di euro 100.000, a condizione che tale investimento sia mantenuto per un periodo minimo di tre anni.

2. L’ambito applicativo della norma


In attesa del decreto attuativo di cui al co. 9 del citato art. 38 DL 34/2020, alcune utili indicazioni circa i requisiti applicativi delle nuove norme possono essere rinvenute nel Decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 7 maggio 2019, contenente le disposizioni di attuazione delle agevolazioni previste dall'art. 29 DL 179/2012, e dall'art. 4 DL 3/2015 (il quale si limita ad estendere le agevolazioni di cui all’art. 29 DL 179/2012 anche alle PMI innovative).

Difatti, queste ultime disposizioni e, in particolare, l’art. 29 DL 179/2012, appaiono quasi perfettamente coincidenti con il dato letterale dell’art. 38 DL 34/2020, sicché sembra ragionevole ritenere applicabili alcuni dei requisiti previsti dal predetto DM anche alla disposizione da ultimo richiamata.

3. I requisiti soggettivi


In primo luogo, per quel che riguarda il soggetto investitore, questo deve essere un contribuente assoggettato all’imposta sul reddito delle persone fisiche.

A tal proposito, sulla base del citato DM 7/5/19, si può ritenere applicabile l’agevolazione anche all’ipotesi in cui l’investimento sia effettuato da una società di persone.

In questo caso, la detrazione spetterà ai soci in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili, con applicazione del limite con riferimento all’investimento effettuato dalla società.

L’investimento potrà essere effettuato anche tramite organismi di investimento collettivo o, volendo applicare estensivamente l'art. 29 DL 179/2012, società di capitali non quotate che investono prevalentemente in Start up innovative.

In secondo luogo, soggetti destinatari degli investimenti possono essere solo Start up innovative e PMI innovative così come definite, rispettivamente, dal DL 179/2012 e dal DL 3/2015.

A tal proposito, si deve ritenere, similmente a quanto previsto in relazione all'art. 29 DL 179/2012, che la disposizione trovi applicazione anche nei confronti di stabili organizzazioni di società estere, in quanto una loro esclusione finirebbe per violare i principi di parità di trattamento e di non discriminazione previsti dal TFUE.

Da ultimo, sebbene occorra attendere l'emanazione del decreto attuativo, pare realistico che le esclusioni di cui al DM 7/5/19 (come, ad esempio, l’inapplicabilità dell’agevolazione alle Start up innovative classificabili alla stregua di imprese in difficoltà, come definite dalla comunicazione della Commissione europea “Orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà”) saranno estese anche alle nuove agevolazioni.

4. I requisiti oggettivi


Passando ora ai requisiti oggettivi, occorre innanzitutto valutare cosa si intenda con il termine “investimenti nel capitale sociale”.

Difatti, a differenza di quanto previsto dall'art. 26 dello stesso Decreto Rilancio, il quale limita la propria operatività ai soli "aumenti di capitale", l'art. 38 utilizza un termine potenzialmente più ampio e generico.

Tuttavia, a ben vedere, tale nozione risulta perfettamente coincidente con quella utilizzata dal già citato art. 29 DL 179/2012, sicché pare possibile fare riferimento, ancora una volta, al DM 7/5/19, il quale considera investimenti nel capitale sociale:

- i conferimenti in denaro (non in natura) iscritti alla voce capitale sociale e riserva da sovrapprezzo, effettuati sia in sede di costituzione, sia in sede di aumento di capitale sociale;

- i conferimenti derivanti dalla conversione di obbligazioni convertibili in azioni o quote di nuova emissione;

- gli investimenti in quote degli OICR;

- la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti di capitale (ad eccezione dei crediti risultanti da cessioni di beni o prestazioni di servizi diverse da quelle previste dall’art. 27 DL 179/2012).

Si ricorda, inoltre, che il DM 7/5/19 richiede anche il rilascio, da parte della Start-up innovativa o PMI innovativa, di una certificazione che attesti l’importo per il quale spetta la detrazione e di una copia del piano di investimento della Start-up innovativa o PMI innovativa.

Anche in questo caso pare verosimile che detti documenti saranno richiesti anche con riferimento alle detrazioni introdotte dall’art. 38 del Decreto Rilancio.

5. L’importo della detrazione


I nuovi artt. 29-bis, co. 1 DL 179/2012 e 4, co. 9-ter DL 3/2015 affermano che l’investimento da diritto ad una detrazione pari al 50% dell’importo investito, fino ad un massimo di euro 100.000.

Pertanto, se, da un lato, le due nuove disposizioni elevano la percentuale di investimento detraibile, dall’altro lato, l’importo massimo della detrazione risulta essere sensibilmente inferiore rispetto a quello previsto dall’art. 29 DL 179/2012.

A prima vista sembrerebbe, quindi, che la nuova agevolazione miri a penalizzare gli investimenti di importo elevato.

Ciò, tuttavia, non è così per due semplici ragioni.

In primo luogo, come evidenziato anche dalla relazione illustrativa al Decreto Rilancio, mentre l’art. 29 DL 179/2012 è finalizzato ad incentivare ogni investimento nel capitale sociale di Start up innovative (e PMI innovative), l’art. 38 DL 34/2020 mira a “stimolare gli investimenti di importo limitato” e a “incentivare la raccolta di capitale per quelle start up innovative e PMI innovative che ancora hanno valori di produzione ridotti” al fine di “colmare il divario esistente tra l’Italia e altri paesi UE nel venture capital rivolto a queste categorie di imprese”.

In secondo luogo, l'art. 38 non ha abrogato le precedenti disposizioni di favore, ma semplicemente introdotto due nuove norme agevolative dirette ad incentivare gli investimenti di piccolo importo.

In altre parole, il contribuente ha facoltà di scegliere quale dei due regimi applicare, a seconda dell’ammontare che lo stesso intende investire.

A tal proposito, ci si deve però domandare se tali disposizioni possano operare “congiuntamente”, ovverosia se il contribuente possa applicare le detrazioni di cui all’art. 29 DL 179/2012 una volta superata la soglia massima prevista dall’art. 38 DL 34/2020.

Una prima indicazione, di segno negativo, potrebbe essere rinvenuta nel testo del nuovo art. 29-bis DL 179/2012, secondo il quale la misura si applica “in alternativa a quanto previsto dall'articolo 29”.

Ebbene, interpretando restrittivamente tale concetto, ci si troverebbe dinnanzi ad un regime “opt in-opt out” ove la scelta operata preclude totalmente la possibilità di applicare le detrazioni previste dall’altra disposizione.

Tale conclusione potrebbe però porsi in contrasto con la stessa finalità di incentivazione degli investimenti perseguita da entrambe le disposizioni.

Si pensi, ad esempio, all'ipotesi in cui un contribuente si trovi dinnanzi a due possibili investimenti, uno di importo pari ad euro 200.000, ed uno di importo pari ad euro 300.000.

Nel primo caso, applicando il nuovo regime, il contribuente riuscirebbe a recuperare, sotto forma di detrazione, la metà dell'investimento effettuato (pari a euro 100.000).

Nel secondo caso, invece, in primo luogo l’applicazione dell’art. 29-bis DL 179/2012 precluderebbe la possibilità di applicare l’agevolazione sull’ulteriore importo investito (per raggiungimento della soglia massima).

In secondo luogo, qualora il contribuente decidesse di optare per l’applicazione dell’art. 29 DL 179/2012, questi otterrebbe una detrazione inferiore rispetto al primo caso per via dell’applicazione della percentuale ridotta (30% al posto del 50%, per una detrazione totale pari a euro 90.000).

Se così è, allora, l’interpretazione restrittiva del concetto di alternatività, da un punto di vista meramente fiscale, finirebbe per disincentivare gli investimenti, circostanza certamente in conflitto con la finalità di entrambe le disposizioni.

Per tali ragioni, sarebbe più in linea con la ratio della disposizione interpretare il concetto di alternatività al fine di escludere la sola sovrapposizione fra le due agevolazioni, ma consentendo una loro operatività “consequenziale”.

A tal proposito, pare ulteriormente utile sottolineare che, nonostante l’art. 4, co. 9 DL 3/2015 consenta l'applicazione dell’art. 29 DL 179/2012 anche alle PMI innovative (seppure nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dagli Orientamenti sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio, di cui alla comunicazione 2014/C 9/04 della Commissione europea), il nuovo co. 9-ter non replica lo stesso principio di alternatività previsto per le Start up innovative.

Sembrerebbe, quindi, che il regime di alternativa trovi applicazione esclusivamente con riferimento agli investimenti effettuati a favore delle Start up innovative, circostanza che, data l’identità di ratio delle due nuove agevolazioni, non pare giustificata.

6. L’utilizzabilità della detrazione


Ulteriore elemento rilevante riguarda il momento di utilizzabilità della detrazione.

A tal proposito, pare opportuno fare riferimento, ancora una volta, al DM 7/5/19 secondo il quale il contribuente avrà diritto alla detrazione:

- per i conferimenti, nel periodo d’imposta in corso alla data del deposito per l’iscrizione nel Registro delle Imprese dell’atto costitutivo o della deliberazione di aumento del capitale sociale ovvero, se successiva, alla data del deposito dell’attestazione che l’aumento del capitale è stato eseguito, ai sensi degli articoli 2444 e 2481-bis cod. civ.;

- per la conversione di obbligazioni convertibili, nel periodo d’imposta di efficacia della conversione.

Occorre però sottolineare che, mentre l’art. 29 DL 179/2012 prevede espressamente che “L'ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d'imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall'imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il terzo”, gli artt. 29-bis DL 179/2012 e 4, co. 9-ter DL 3/2015 nulla dispongono circa la possibilità di riportare in avanti le detrazioni non utilizzate.

7. La decadenza


Specularmente a quanto previsto dall’art. 29 DL 179/2012, l’art. 38 DL 34/2020 afferma che “l'eventuale cessione, anche parziale, dell'investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l'obbligo per il contribuente di restituire l'importo detratto, unitamente agli interessi legali”.

Circa la nozione di cessione, il DM 7/5/19 include in questo concetto le sole cessioni a titolo oneroso della proprietà o di altro diritto reale di godimento, escludendo, invece, le cessioni a titolo gratuito (compresi i trasferimenti derivanti da operazioni straordinarie).

Ulteriore causa di decadenza prevista dal DM 7/5/19 è la perdita da parte della società beneficiaria dei requisiti per essere considerata Start up innovativa o PMI innovativa.

Tuttavia, non si avrà decadenza se la perdita dei requisiti derivi, per le Start up innovative dalla scadenza dei cinque anni dalla data di costituzione, dal superamento della soglia di valore della produzione annua, dalla quotazione su un sistema multilaterale di negoziazione o dall'acquisizione dei requisiti di PMI innovativa; per le PMI innovative, dal superamento delle soglie dimensionali previste dalla raccomandazione 2003/361/CE o dalla quotazione su un mercato regolamentato.

(Federico Tarini)

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